NOTORIUS - ALFRED HITCHCOCK


A ragion veduta Notorius è considerato uno dei più bei film di sempre. Ovviamente concordo alla grande, essendo un fan scatenato di Hitch.

Hitchcock era fino al 1962 considerato poco più di un mestierante, stroncato perennemente dalla critica, perché era “commerciale”.

Una volta gli chiesero cosa ne ne pensasse dell’ultima stroncatura di un suo film, e lui rispose: “Ho pianto fino a quando non sono arrivato in banca.”

Nel 1962 l’enfant prodige del cinema francese, Francois Truffaut, che aveva appena diretto Julies st Jim e I quatrocento colpi, stupisce tutti e chiede al regista britannico un’intervista. Da questa scaturì uno dei libri di cinema più interessanti e il cambio del giudizio su di lui da parte della critica.


Ma come pohanno fatto a sottovalutare Notorius? I temi erano già intriganti: il nazismo, le nascenti potenze nucleari, il complotto, il tradimento e, soprattutto i conti che ognuno di noi deve fare con la coscienza. Il tutto ripreso in maniera magistrale, con inquadrature e piani sequenze che ricordano gli spunti innovativi del Welles di Quarto potere.

Da ricordare la scena della tazzina. Nella realtà ne era stata costruita dagli attrezzisti una enorme, per aumentare a dismisura la profondità di campo (la zona in cui gli oggetti nell'immagine appaiono nitidi e a fuoco.)



La scena del dolly ( carrello, con annessa una gru per riprese in altezza più complesse, sul quale si monta una macchina da presa) che parte dal lampadario e finisce sulla mano della Bergman.



L’invenzione della soggettiva (il punto di vista di un personaggio nel film. A.H. in Notorius ha decodificato la tecnica mettendo la sequenza di inquadrature: primo piano di chi guarda-Il suo campo visivo-primo piano di chi guarda). Per quello che riguarda la chiave, è un elemento che ricorre spesso nei sui film, per esempio in delitto perfetto.


Da ricordare che il Mac Guffin (espediente per far proseguire la storia) riferito all’uranio, creò dei problemi con i servizi segreti, perché gli USA stavano lavorando sulla bomba atomica. Il film, anche se uscito nel 1946, era stato scritto prima che fossero sganciate le bombe di Hiroshima e Nagasaki.

La coppia Grant e Bergman, funziona come poche altre, e Claude Rain si dimostra, al solito eccelso.

Se vi piacciono i baci, nel film troverete quello più lungo della storia del cinema, di quasi tre minuti, ma non vi distraete col cronometro.




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