ROCK DI CARTA

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di Maurizio Bartolini

Il rock ha diverse anime e diverse vite. Alcune pulsano nei riff delle chitarre, alcune nelle voci roche, cristalline o acide dei cantanti e delle cantanti. Il rock vive in diversi luoghi, fisici e simbolici, molto prossimi a noi o molto lontani. Uno di questi luoghi è la carta dei libri, la letteratura. Ma, non nel senso di una semplice bibliografia di libri legati alla musica rock o, più semplicemente, di libri sulla storia del rock. No, esiste un modo di scrivere rock che è nato prima che il rock stesso nascesse. È una letteratura libera, non condizionata né condizionabile. È autonoma dalle mode e dalle correnti superficiali, ma profondamente radicata nella nostra storia. Salvaguarda l’autonomia e la libertà personale di fronte alle strutture sociali, alle burocrazie, a ciò che è cristallizzato al contesto del “così si dice, così si fa”. E in questo senso esistono una letteratura, una pittura, un’architettura, un’arte e una filosofia rock. Secondo me.
Liborio Conca citava in “Rock lit" una frase di Michael Stipe: “Ho letto Rimbaud a causa di Patti Smith". C’è un legame tra scrittura e musica, e un fluido che scorre tra la carta e le note.