LA GRANDE GUERRA – DI MARIO MONICELLI

Film del 1959 che vinse una paccata di premi a partire dal Leone d’oro. Per altro ex equo con un’altra pellicola italiana (Il generale della Rovere di Rossellini). Particolare che dimostra di quanto il cinema italiano stesse bene. Pur essendo del periodo neorealista, il film ha una struttura del tutto particolare, da una parte commedia impegnata che si avvicina a certo cinema di Billy Wilder (per esempio Asso nella manica), dall’altro un buddy movie. Senza dubbio riecheggia lo spirito pacifista di Orizzonti di gloria di Kubrick, uscito due anni prima.

Film pacifista, quindi assolutamente rock.


Gassman e Sordi giganteggiano, senza rubarsi la scena e, sopratutto, senza cadere mai nella macchietta regionalistica. Silvana Mangano recita in maniera piena, credibile. Personaggi pieni, commoventi, mossi da dialoghi memorabili scritti da Age e Scarpelli. Da ricordare, tra gli altri due immensi Romolo Valli e Tiberio Murgia. Valli sembra anticipare il dramma interiore che meglio svilupperà in Giù la testa di Leone. Recitazione molto intensa anche da parte di Folco Lulli.


Un bianco e nero pieno e contrastato di Peppino Rotunno fa presagire il lavoro grandissimo che farà un anno dopo con Rocco e i suoi fratelli di Visconti. La macchina da presa si muove spesso, ma segue l’azione, non l’anticipa e l’effetto è molto naturale. Il film inizia con una carrellata molto fluida che porta a scoprire il personaggio di Gassman e subito si focalizza la coppia con Sordi.

Il film è considerato uno dei migliori italiani sulla guerra, assieme a Uomini contro e La battaglia di Algeri, di Rosi e Pontecorvo, e Tutti a casa di Comencini.



Il film colpì molto di reduci della grande guerra che si immedesimarono nella storia e ne modo di raccontarla.



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