FAI BEI SOGNI – MARCO BELLOCCHIO


La capacità di Bellocchio di affrontare tematiche diverse, senza cadere nella monotonia, è sorprendente. Della filmografia di tanti registi sento il peso della ripetizione, ma non in quella di Bellocchio. Eppure il suo tratto è significativo e costante, ma ad oltre ottant’anni, la sua curiosità è sempre in crescendo. Sono contento che gli verrà attribuita la Palma d’oro alla carriera per le sue opere che hanno "segnato con forza e libertà il cinema contemporaneo".


Fai bei sogni tocca e tocca in maniera profonda. Mentre lo vedo non posso non pensare a “Mia madre”. Moretti e Bellocchio, due registi così diversi, eppure così vicini. Tutte e due le storie parlano della perdita della madre. In Bellocchio prevale lo sguardo psicanalitico, il desiderio di scavare a fondo. La necessità di scavare a fondo. E quando arrivi al cuore della narrazione, rimane una frase: “Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere: completamente vivi”


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Nella pellicola i simboli si susseguono e si ripetono: il ballo e l’impossibilità di ballare, Belfagor, i tuffi, il vuoto. La vera ricerca della verità, Massimo la cerca solo dopo essersi messo a ballare. Dopo essersi liberato.


Ci si riaggancia ad altre pellicole (Salto nel vuoto) però senza ripeterle, percorre altre strade. Altre ricerche. Nulla è scontato tocca le corde profonde delle emozioni riferite e perdita e morte, ma al tempo stesso irride chi le narra in maniera melensa.

Il film non è mai completamente cupo e mai completamente lieve, ti tocca e ti accompagna in un viaggio difficile.




Se non lo si è visto, bisogna rimediare. Nel 2016 la pellicola è stata presentata per la prima volta alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes e il Sindacato dei Critici lo ha eletto Miglior Film di quell'anno. Ha inoltre ricevuto dieci nomination ai David di Donatello 2017. La fotografia di Daniele Ciprì è bella e discreta, così come i movimenti di macchina che sono delicati, funzionali. Una menzione particolare per Guido Caprino nel ruolo del padre di Massimo, intenso e credibile.



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