Pride and joy, mr. SRV

Era il 27 agosto del 1990, cinque ragazzi, più o meno sui vent'anni, erano seduti nell'antisala del cinema Garibaldi di Pescia, dove, in quei giorni, si teneva la festa dell'Unità. Festa dell'Unità a quei tempi significava centinaia e centinaia di persone.

E di pubblico. Che quella sera sarebbe stato di quei ragazzi, un gruppo rock di zona che si chiamava Amnesia. Si sarebbero esibiti sul palco della festa alle 22. Ma quella non fu una sera come tutte le altre, almeno non lo fu dopo che arrivò quella notizia, come il classico fulmine a ciel sereno: "Stevie Ray Vaughan è morto!"

Non c'era internet allora, non c'era tutto il circo mediatico attuale, ma la notizia era una di quelle che, se amavi la musica, il rock, il blues... beh, ti lasciava senza fiato.

SRV, il nuovo eroe della chitarra elettrica rock\blues, colui che solo due anni prima aveva incantato il palco del Pistoia Blues, non c'era più.

I ragazzi di quel gruppo rimasero sconvolti, in attesa di notizie che, a quei tempi (ricordiamo soprattutto per i più giovani, internet non c'era).

E poi vennero fuori le notizie. Nei giorni seguenti. Quella sera il destino, il caso, il consiglio degli dei, vallo a sapere chi era stato, aveva deciso che la musica doveva perdere un gigante.

Eh sì, perché su quell'elicottero in cui il nostro SRV per se la vita avrebbe dovuto esserci Eric Clapton, che invece gli cedette il posto.

Eric Clapton o Stevie Ray Vaughan? Il destino, il caso, il consiglio di cui sopra, scelsero il secondo.

E quei cinque ragazzi, quella sera, rimasero lì attoniti, come tantissimi fans e appassionati in tutto il mondo.

Uno di quei cinque ragazzi è il sottoscritto... che negli Amnesia maltrattava infimamente il basso.


E che quasi trent'anni dopo ha rievocato quei momenti, quella fatal sera di 27 agosto, con un racconto inserito nel libro "Fra la via Aurelia e il Mississippi".

Il racconto si intitola "Lo chiamavamo Strogoff" e racconta la storia di un gruppo di ragazzi di provincia degli anni '80, che crescono appassionati di musica e di Blues. E Strogoff è il motore di questo gruppo, è lui che fa appassionare gli altri al Blues, è lui che li convince a suonare e mettere su il gruppo, è lui che... che fa un sacco di cose, tranne una: saper suonare.


Ed è lui che trascina tutti al Pistoia Blues del 1988, quella sera in cui si esibisce proprio Stevie Ray Vaughan, il suo idolo. Del quale Strogoff è totalmente innamorato, tanto da respingere qualsiasi tentativo di discussione, quando si parla di lui.


"Se la pensavi come lui, bene, altrimenti non c'era verso di smuoverlo dalle sue posizioni. Che si trattasse di politica, di sport, di ragazze, di cinema o… di musica. Lì sì che dava il meglio. Come quella storia di Vodoo Child, la famosa canzone di Jimi Hendrix. Per lui la versione migliore era quella di, manco a dirlo, Stevie Ray Vaughan e non c'era modo di farlo smuovere anche un poco dalla sua posizione.

“Amico” gli dicevamo “Stevie Ray è un gran cristo di chitarrista, ma Jimi è Jimi, nessuno può essere paragonato a lui. Lo stesso Stevie Ray Vaughan la pensa come noi, come tutti. Lui lo adora, lo omaggia, lo venera, te ne rendi conto?”

No, non si rendeva conto e tirava dritto per la sua strada. Per lui la Vodoo Child più bella era la versione live di Stevie Ray Vaughan e non c'era Hendrix che tenesse.

Era fatto così Strogoff. O la smettevi o ci litigavi."


Questo era Strogoff... almeno una parte di lui e del racconto... che poi è diventato anche parte del recital "My God is Blues" e una splendida illustrazione di Cristiano Soldatich.

E questo, ovviamente, è Stevie Ray Vaughan... che, il caso, il fato, il destino o il consiglio degli dei, volle che volasse in altri mondi a far magie con la sua chitarra il 27 agosto del 1990.



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