21 MARZO - LA PRIMAVERA DI SON



21 marzo, arriva la primavera e i fiori e i colori e la vita e... ecc.ecc. ed evviva evviva.

Ma nella casa del Blues il 21 marzo non porta solo la primavera. Almeno non nel 1902, la data in cui è nato Eddie James House Jr. noto poi, come Son House, uno dei più importanti padri del Blues, uno degli estensori di un alfabeto che si è poi sviluppato in tutto il mondo.


"Allora il metro e le frasi erano più lunghe che nei blues di oggi. Prima di ogni parola si emettevano lunghi suoni, come un grido o un lamento. Cantavano della loro ragazza o di qualsiasi altra cosa: il mulo... qualsiasi cosa. Parlavano di tutto, perché l'importante era cantare"

(Son House)



Son House nacque, naturalmente, nel Mississippi, a Riverton e la sua vita è sinonimo di Delta Blues.

Musicista, chitarrista, amante... dedito alla musica del diavolo con i suoi eccessi, compreso l'arresto per un presunto omicidio e l'onta del carcere.

E non erano certo momenti facili quelli in cui un uomo di colore passava dentro un carcere a quei tempi.

E stiamo parlando del famigerato Parchman Farm, quanto di più duro potesse esistere allora.

Poi la scarcerazione, il ritorno alla musica, alla chitarra, a influenzare musicisti che avrebbero fatto poi la storia. Qualche nome? Robert Johnson, Muddy Waters...

E poi tutto quanto si può trovare nelle sue biografie: lo scomparire dalle scene, la riscoperta (come accadde per molti) negli anni '60, il suo essere anche uomo di chiesa, oltre che uomo... misteriosamente diabolico, come lo erano spesso i bluesmen a quell'epoca, ma questo forse non importa, almeno non quanto la sua musica, una testimonianza di ciò che era, che è e che sarà il Blues.

Quel Blues.

Questo Blues.


E proviamo a immaginarlo, prima di ascoltarlo, con le parole di un Alan Lomax che se lo vede lì davanti, un giorno di tanti anni fa, quando le leggende dovevano ancora diventare tali perché ancora impegnate a vivere... e talvolta a morire.


Il suonatore di armonica ululava e guaiva attraverso il suo strumento come un cane che segue una traccia. Il suonatore di mandolino non pizzicava delicatamente il suo strumento, ma tirava giù cascate di accordi argentei che rischiaravano la caccia dell'armonica come il plenilunio nelle torride notti estive del sud. Un secondo chitarrista eseguiva la linea del basso sul ritmo che batteva con il piedone da contadino, trasformando l'intero edificio in un enorme tamburo africano. Al centro stava Son House, trasfigurato; non più la persona tranquilla e affabile che conoscevo, ma un uomo posseduto dal can, accecato dalla musica e dalla poesia".

(Alan Lomax)






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