NOVITA' 2021: W.E.T. - Retransmission


Facciamo un brindisi!


A cosa?


Perché intanto inauguriamo nello spazio “Lingua di Metallo” la prima recensione dell’anno corrente e poi perché… questo disco si aggiudica a parer mio già la palma di miglior disco 2021 per questi primi sei mesi.


E tenendo conto che al momento non si tratta di un anno avaro di ottime uscite in ambito Hard Rock questa affermazione prende ancora più corpo e sostanza.


Ma partiamo dal presentarvi questi ragazzoni svedesi.


I W.E.T. sono un superprogetto nato nel 2008 che vede coinvolti membri di tre importanti band della scena hard rock scandinava: Robert Såll dei Work of Art, Erik Mårtensson degli Eclipse, Jeff Scott Soto dei Talisman.


Con questo Retransmission i W.E.T. giungono alla quarta fatica e come premesso si tratta di un album di grandissimo valore che esprime la band ai massimi livelli finora raggiunti forse solo con il disco d’esordio.


Il filo conduttore di tutto il disco può essere sintetizzato nella grandissima capacità di realizzare brani dalla spiccata vena melodica senza mai trascendere nello scontato, nel “facile” e soprattutto nell’omologato. A dare man forte a questa verve ci pensa una sapiente e curata tecnica in chiave di arrangiamento, una voce intensa e ammaliante, e riffs di primissimo piano.




Insomma le chiavi giuste per aprire al memorabile questo lavoro ci sono tutte.


La partenza è affidata al primo singolo.


“Big Boys Don’t Cry” è la perfetta sintesi di quanto appena detto.

Riff potente e d’impatto, quasi settantiano, strofa vocale che getta in mezzo alla mischia da subito una bella vagonata di pathos, ritornello che si siede a dovere su un’accattivante melodia.

Grandissimo pezzo.


Non c’è tempo per tirare il fiato. “The moment Of Truth” parte fresca e incastonata nelle nuove tendenze dell’AOR moderno, ma anche in questo caso la personalità dei tre prende il sopravvento, portando dentro l’album un altro tassello di gran valore. Ritornello che resta a lungo in testa.


Arriva il turno di “The Call Of The Wind” uno dei miei pezzi preferiti del lavoro. Il brano si muove tirando le stesse corde dell’opener con un gran riff in prima linea e una maestosa prova vocale che culmina in un fragoroso e anthemico ritornello.


“Got To Be About Love” è un’ariosa ballad dallo spirito defleppardiano soprattutto nel ritornello. E’ il secondo singolo dell’album.


Si torna a correre con “Beautiful Game” pezzo dall’animo ottantiano ma che sapientemente sa suonare moderno riportando alla mente i lavori dei connazionali H.E.A.T., in sostanza un altro ritornello killer.


“How Far to Babylon” è il pezzo più “alla Eclipse” dell’album, un pezzo ricco di spunti melodici e di atmosfere.


“Comin Home” è un’altra piccola perla melodica, mentre su “What Are You Waiting For” si tira un po’ il fiato. Se amate le ballatone questo pezzo possiede un ritornello che sa arrivare al dunque senza risultare melenso.


Moderna, catchy e con la giusta dose di presunzione melodica “You Better Believe It” è un altro centro dei nostri.


Riffone ottantiano e partenza cadenzata per “How Do I Know”, che porta sulle spalle un altro ritornello vincente.


La chiusura è affidata a “One Final Kiss” pezzo che parte a razzo riportandovi in mente Survivor e compagnia bella, ma che forse svirgola rendendosi troppo melodico sul ritornello.


Un disco consigliato a tutti gli amanti dell’Hard Rock raffinato, quello fatto di tecnica e melodie da presa rapida.


Sarà difficile trovare di meglio per questo 2021?







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