CLASSICS: KISS - Dynasty

Aggiornamento: 31 mag 2021


23 Maggio 1979.


Nel 1979 i KISS rappresentavano qualcosa di molto più di una rock n’ roll band.


Il mondo che avevano creato fatto di personaggi truccati, abiti mai visti prima su di un palco, spettacoli pirotecnici, merchanding innovativo e soprattutto album stellari aveva raggiunto un apice incontrollabile.


Gallup (società che divenne nota per i sondaggi di opinione condotti in tutto il mondo) li mise in testa alle classifiche delle rock band per tre anni fila dal 1977 al 1979, e per farvi capire che aria si respirava al secondo posto c’era una certa band inglese chiamata Beatles. Seguita dai Led Zeppelin.


Nella sua autobiografia Gene Simmons scrive in maniera molto esaustiva riguardo quel periodo: Eravamo così rappresentativi dell’idea che la gente aveva del rock n’ roll che era difficile immaginare di poter diventare più famosi.


I KISS arrivano comunque da un periodo controverso: Soltanto l'anno prima c'era stata la prima avvisaglia di malcontento da parte dei fans nel momento in cui la band mandò in porto l'ambizioso progetto, cosa mai verificatasi prima nel rock, di tirare fuori 4 album solisti insieme: Uno per ogni componente della band.


Mentre i lavori di Paul Stanley ed Ace Frehley si rivelarono degli ottimi album legati da un filo conduttore con quanto fatto dalla band in precedenza, quelli di Gene Simmons e Peter Criss si muovevano su terreni troppo sperimentali che non convinsero più del dovuto.


Nel 1979 occorreva dunque la cosiddetta prova di forza, a costo di cambiare qualcosa in quello che era stato fino ad allora il sound della band.


In cabina di regia fu reclutato Vinni Poncia che l'anno prima avevano curato la produzione dell'album solista di Peter Criss e che aveva positivamente impressionato Paul Stanley.

Una scelta non casuale, che di fatto si rivelò vincente.


Poncia affilò il sound della band, lo rese meno "grezzo" e lavorò molto sull'essenzialità di quello che dovevano tirare fuori i vari strumenti.

Ma soprattutto, buttò in mezzo all'hard rock dei KISS la sua esperienza nella disco music dell'epoca.


L'avvio di Dynasty è quanto di più sconvolgente per quello che erano stati i KISS fino allora.


Lo squarcio dal quale doveva arrivare nuova luce si manifestò nel monumento "I Was Made For Lovin' You".


E nuova luce fu.


Da allora i KISS non furono solo la band dei rockers che li avevano amati per "Detroit Rock City" o "Love Gun", ma per tutti a livello mondiale diventarono la band di "I Was Made For Lovin'You" e del suo "turu turu tutturutturu".


Il pezzo, rivelerà in seguito Paul Stanley, fu scritto letteralmente a tavolino con l'intento di scalare le classifiche attraverso il tiro disco.


Assieme a Vinni Poncia, fu richiesta la collaborazione di Desmond Child, giovane e talentuoso songwriter che in futuro collaborarà ai pezzi più famosi di artisti del calibro di Michael Bolton, Cher, Aerosmith e soprattutto Bon Jovi.


Un mix micidiale di menti che riconobbe subito di aver generato un pezzo destinato a diventare un classico dell'intera scena rock.


Il secondo pezzo dell'album è la cover di "2.000 man" dei Rolling Stones.


A salire in cattedra è Ace Frehley, spinto dall'amico fonico Chris Cassone a proporre questa rivisazione del pezzo per l'album.

Vinni Poncia ne fu entusiasta tanto da inserirlo come seconda traccia.


Arriva dunque il turno di "Sure Know Something".

Cantata da Paul Stanley e scritta in collaborazione con Poncia, "Sure Know Something" non solo è uno dei pezzi più rappresentativi dell'album, ma a parer mio è uno dei più belli dell'intero repertorio del bacio.


La quarta traccia è "Dirty Livin'" gran bel pezzo dal tiro anch'esso disco anni '70, scritta e cantata dal batterista Peter Criss.


In realtà fu anche l'unico brano in cui lo storico batterista suonerà il suo strumento

(i suoi problemi con la band si manifestarono in tutta la loro essenza e dopo il tour di supporto all'album lascerà la band) negli altri brani di Dynasty sarà decisiva l'esecuzione del turnista Anton Fig.


È dunque il turno di Gene Simmons che porta in dote "Charisma", un pezzo dal "solito tiro KISS" che riporta alle atmosfere di Love Gun e Rocknroll Over.


L'altro pezzo del bassista linguacciuto è "X-Ray Eyes", a mio parere il momento meno convincente dell'album.


La vena rocknroll viene alimentata a sorpresa dal fino allora problematico Ace Frehley.


Il buon Ace, in quel periodo andava consolidando il suo rapporto con droghe ed alcool, ma

"Hard Times" e "Save Your Love" sono due autentiche perle che alimenteranno il mito dello Spaceman anche negli anni di sua assenza dalla band.


Altro pezzo di Stanley è "Magic Touch" che in un certo senso ci anticipa la direzione futura della band in termini di sound.





Come scriveranno gli stessi membri nelle varie biografiche, Dynasty fu il culmine del loro periodo di massimo splendore, che tuttavia già nascondeva dietro l’angolo milioni di insidie.


La prima si materializzò durante il tour con migliaia di famiglie con bambini al seguito che andavano al concerto con lo stesso spirito con cui si va al circo.


Perché non vengono?


Si chiede Paul Stanley nella sua autobiografia riguardo allo zoccolo duro dei suoi fans.


Le altre arriveranno da lì a breve, smantellando il mito della band indistruttibile, con gli abbandoni di Peter Criss prima, ed Ace Frehley subito dopo.


Ma Dynasty, amato o odiato, resta comunque un tassello fondamentale nella storia di una delle più grandi rocknroll band di sempre.






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