GUNS N'ROSES - Use Your Illusion -1991

Aggiornamento: 19 set 2021


Con alle spalle uno dei più eclatanti esordi musicali di sempre (Apetite For Destruction) il 17 Settembre 1991 faceva finalmente capolino nei negozi di dischi il nuovo doppio album dei Guns n’Roses.


Un lavoro tra i più attesi della scena rock, rimandato per anni per via soprattutto della incessante attività live a cui la band losangelina fu sottoposta dopo l’incredibile successo del primo album.

Attività intervallata solo dall’uscita di Lies nel 1988, album tutto sommato dal facile concepimento, messo insieme registrando quattro pezzi in acustico e integrando con il primo mitico EP “Live ?!*@ Like a Suicide” del 1986.


Intanto da Apetite For Destruction qualcosa era iniziato a cambiare, la scena losangelina andava lentamente sgonfiandosi pronta ad essere fagocitata da lì a breve dall’avvento del grunge, dal 1987 erano nate innumerevoli band cloni dei GNR, presentate di continuo come i “nuovi Guns n’ Roses”, la “nuova sensazionale band da Los Angeles”, una corsa all’inseguimento di un cliché musicale finanche di look che alla lunga sfiancò l’intera sleaze, che proprio in quegli anni andò trasformandosi nella caricatura di se stessa.


E nemmeno all’interno della stessa band era tutto rose e fiori.


Il vocalist Axl Rose consolidava il suo ego prendendo quasi sempre lui le decisioni più importanti riguardo il nuovo album (sua la decisione di mettere sul mercato un consistente doppio album), il batterista Steven Adler peggiorava in modo compromettente il suo rapporto con le droghe venendo allontanato dalla band dopo la registrazione del primo brano (Civil War) e Izzy Stradlin, il deus ex machina della band, farà clamorosamente le valigie nel bel mezzo del tour, sostituito da Gilby Clarke alla chitarra.


Ma quando esce il mastodontico doppio “Use Your Illusion” ogni incertezza viene spazzata via dalla sua forza prorompente con 500.000 mila copie vendute in appena due ore.


L’artwork presenta una reinterpretazione di Mark Kostabi di due personaggi del dipinto Scuola di Atene di Raffaello Sanzio, tra i due album cambierà solo lo sfondo, arancione per il primo, azzurro per il secondo.


A livello musicale l’album abbandona in gran parte il filone sleaze accomodandosi in un più radiofonico Hard Rock.


Sempre per volere di Axl compaiono le tastiere, con il tastierista Dizzy Reed che diventa membro stabile della band e i pezzi viaggiano su svariate influenze molto spesso intinte di blues, con maggiore propensione alla riflessione grazie alla presenza di numerose ballads.


I 30 pezzi sono suddivisi in 16 per il Volume I e 14 per il Volume II.



L’avvio dell’opera è concesso al basso tagliente di Duff McKagan con la veloce “Right Next Door To Hell”.


Non mancano richiami agli esordi come nella cattiva e sleazy “Perfect Crime”, nella rockeggiante “Back Off Bitch” o nel riff festaiolo di “Don’t Damn Me” ma il grande pubblico premierà la ballad orchestrale “November Rain” e la super power ballad “Don’t Cry”, pezzo che clamorosamente era stato escluso da Apetite For Destruction per il suo tenero intercedere.


Ma i tempi cambiano e così il brano farà parte di entrambi Volumi di UYI in due versioni differenti.


Non mancano le collaborazioni importanti come quella con Alice Cooper su “The Garden” e Michael Monroe (vocalist degli Hanoi Rocks, band che Axl considera come la maggiore influenza dei GNR) che suonerà armonica e sassofono su “Bad Obsession”.


La prima cover dell’opera è “Live And Let Die” di Paul McCartney che però non raggiungerà il successo del rifacimento di “Knockin’ on Heaven’s Door” di Bob Dylan presente sul Volume II.


Non mancano episodi acustici come la divertente e spensierata “You Ain’t The First” e l’avvio di “Dead Horse” così come pezzi più lunghi come la già citata “November Rain” e la conclusiva “Coma”.


Il Volume II si apre con la riflessiva “Civil War”, brano piuttosto atipico per le corde della band, così come le successive e piuttosto spiazzanti “14 Years” e “Yesterdays”.


A riportare un tocco strafottente ci pensa “Get In The Ring” brano registrato live a Saratoga Springs qualche mese prima nel quale la band attacca senza tanti fronzoli Mike Wall della nota rivista Kerrang!, reo di aver manifestato qualche critica alla band di Los Angeles.


“Shotgun Blues” veloce e punkeggiante anticipa “Breakdown” un altro pezzo che mostra appieno il nuovo corso della band.


Ci pensa la viziosa “Pretty Tied Up” a farci respirare ancora l’aria dei clubs del Sunset Boulevard, pezzo che con “You Could Be Mine” (colonna sonora di Terminator 2) mostra il lato più noto della band.


“So Fine” è una delicatissima ballad scritta e cantata dal bassista Duff McKagan, mentre “Estranged” è un vero e proprio viaggio melodico di oltre nove minuti che si contrappone a “November Rain” presente nel primo volume.


Prodotto da Mike Clink (già con i GNR da Apetite For Destruction) Use Your Illusion è un lavoro mastodontico che rende merito al momento di gloria vissuto tra il fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 dai Guns n’Roses, una delle poche band che resistettero al ciclone grunge portando tra il 1992 e il 1993 il loro rock selvaggio in arene che sembravano sempre troppo piccole per contenere il loro successo.

Purtroppo l’ultimo capitolo di una saga sporca, viziosa ma tremendamente magica.





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