Comunicare l’incomunicabile – MICHELANGELO ANTONIONI


Le pause e le ripartenze segnano la cinematografia di Michelangelo Antonioni. Pur avendo iniziato nel 1950, si distacca, per le sue tematiche dal neorealismo italiano. Se ne nutre, ovviamente, ma lo metabolizza subito e ne fa altro. Anche il suo è un cinema da strada, anzi i camera-car sono un suo tratto distintivo, i suoi film sanno di vero, ma la vita che si catapulta nei film di Antonioni è diversa da quella che ricercano Rossellini o Visconti. I personaggi dei film di Antonioni sono alla ricerca di un’interiorità persa, forse mai avuta. Una ricerca simile la si nota anche in Pasolini, i presupposti sono simili: una società che sta perdendo la propria identità rurale e si urbanizza.


Le pause in Antonioni, dicevo gli permettono delle riflessioni e va per cicli di film, e due lo contraddistinguono: i quattro film esistenziali (l’avventura, la notte, l’eclissi e l’avventura) e la trilogia all’estero (Blow-up, Zabriskie point e Professione reporter). Sembrano molto diversi, ma sono le sue riflessioni a fare da trait d'union.




Pur essendo la cinematografia italiana tenuta in grande considerazione in tutto il mondo, è con Blow-up che acquista una patina internazionale. Antonioni svela una Swinging London come mai era stata mostrata. E lo fa con mano ferma, uno stile innovativo e fresco e al tempo stesso la profondità dei temi trattati lo rende unico.



Impossibilità di comprendere la realtà e l’evanescenza della stessa sono al centro della storia: un fotografo continua a cercare di esaminare dei fotogrammi e più li esamina, più di distacca dalla verità. Questa ricerca sarà molto dopo evocata in Blade runner, quando Rick Deckard studia una foto.



Il film ha un successo straordinario, vince la Palma d'Oro al Festival di Cannes nel 1967. Recitan, tra l’altro, attori già famosi, come David Hemmings, o in seguito divenuti tali, come Vanessa Redgrave e Jane Birkin.



Una serie di curiosità: in una scena del film suonano gli Yardbirds con Jimmy Page e con Jeff Beck, che sfascia la sua chitarra. Nella stessa scena, tra il pubblico compare Michael Palin (Monty Python). La colonna sonora del film è di Herbie Hancock.

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