CLASSICS: MOTLEY CRUE - Dr. Feelgood (1989)

Aggiornamento: 2 set 2021


1 Settembre 1989.

Sono passati appena due anni da Girls, Girls, Girls, album che spalleggiava senza tanti giri di parole la sregolatezza che aveva contraddistinto la vita dei Crue fino a quel momento.

Una vita stipata di eccessi che aveva portato la band più di una volta di fronte al baratro, come nel tragico incidente d’auto di Vince Neil che nel 1984 costò la vita a Razzle (batterista degli Hanoi Rocks) o all’overdose del miracolato Nikki Sixx.

I Crue escono da quel periodo come una band al completo sbando, tirata per i capelli dalla morte ma comunque per molti destinata ad un tragico epilogo. Da un momento dall’altro.

Sono tanti ad intervenire caldeggiando un pronto recupero di questi ragazzi prima che sia troppo tardi, non per ultimo Steven Tyler degli Aerosmith, uno che in fatto di abuso di droghe ne sapeva il fatto il suo.

La band grazie al sostegno fondamentale del management ma soprattutto ad un’insperata forza interna, si rende conto di essere arrivata ad un limite che mostra solo il lato più oscuro e decide di tendere la mano verso l’aiuto.

Tutti i membri, “schiavi” di varie dipendenze, si chiudono in vari centri di disintossicazione e nel 1989 la band è pronta per entrare in studio.

Si sceglie al timone l’esperto produttore Bob Rock che per prima cosa, prevenendo molti problemi legati all’ego dei vari Crue, decide di mandare ciascuno in studio di registrazione singolarmente a registrare le varie parti.

Anche quello dello studio di registrazione è una scelta strategica prima che tecnica.

Si vola ai Little Mountain Studios di Vancouver, posto abbastanza lontano da Los Angeles e dal “giro” del Sunset Boulevard.

Nasce così un album mastodontico, intrigante già dalla copertina che anticipa i temi della titletrack e della disintossicazione “medica”, con piastrelle verdi sullo sfondo e un Caduceo sovrastato da un teschio.


Parte l’intro "T.N.T. (Terror ‘n Tinseltown)" e siamo subito catapultati dentro Dr. Feelgood.

Arriva un battito, sirene e una voce dall’ambulanza recita: “Abbiamo un ragazzo di 17 anni privo di sensi… Possibile overdose… Il paziente non sta respirando… Gli stiamo per mettere la maschera…”.


Ed è subito “Dr. Feelgood” con uno dei più caratteristici riff della band losangelina e Vince Neil che canta le gesta del protagonista spacciatore.

“Slice Of Your Pie” nel suo procedere ha tutte le movenze di una donna in tacchi e minigonna che esce da un sudicio club losangelino. Pezzo perfetto che in poco meno di 5 minuti racchiude tutta l’essenza dello Sleaze/Glam.

Vi è da dire che in tutto l’album i cori, avvincenti e di grandissima presa, sono resi possenti dall’intervento di svariati ospiti illustri tra i quali ricordiamo tra i tanti Steven Tyler, Bryan Adams e gli Skid Row.

“Rattlesnake Shake” è un’altra vagonata di riff sporchi e malsani sui quali la voce di Vince Neil va a nozze sfoderando una prova di sensualità e perversione.

Anche in questo caso ritornello scanzonato da cantare a squarciagola.

Arriva dunque, “Kickstart My Heart”, probabilmente il pezzo più famoso dell’album, l’unico scritto in solitario da Nikki Sixx.

Il pezzo è dedicato appunto alla tragica esperienza di Sixx con l’overdose e la famosa puntura di adrenalina al cuore che "lo fa ripartire", ed è sostenuto da un chorus esplosivo e capace di buttare giù intere palazzine.

“Without You” è una power ballad, forse un po’ troppo sdolcinata ma capace di ritirare fuori l’anima glam della band dall’armadietto.

“Same Ol’ Situation (S.O.S.)” rappresenta un altro classico della band, party song deflagrante da ascoltare nei peggiori momenti della giornata per far schizzare il morale.

La mano perversa dei Crue si rifà viva e si insinua nei pantaloni tirando fuori altri due gioielli dai titoli abbastanza eloquenti: “Sticky Sweet” e “She Goes Down”.

It’s like connecting the dots / Start at the bottom, lick to the top” (E’ come collegare i puntini, cominci dal fondo lecchi fino alla cima) canta Vince su “She Goes Down”.

Altri due pezzi divertenti e scanzonati con ritornelli da presa rapida.

“Don’t Go Away Mad (Just Go Away)” è un bellissimo mid-tempo, uno dei brani più rappresentativi dell’album, tra i più amati dai fans soprattutto in chiave live.

Chiude la ballad “Time For Change” un pezzo dai tratti beatlesiani che, come il titolo suggerisce, parla del cambio di rotta del band.

Dr. Feelgood sarà l’unico album dei Crue a raggiungere la prima posizione di Billboard restando in classifica per ben 109 settimane, dominando in un anno che vedeva l’uscita di altri due capolavori dei maestri del genere, Pump degli Aerosmith e Trash di Alice Cooper.

Ritornerà quindi il successo (in realtà come mai visto prima di allora), con la Nike ed altre case di abbigliamento che lanceranno scarpe ed altri capi con la copertina dell’album, la Crue-mania in quel preciso istante è in ogni dove con milioni di copie vendute nel mondo.

Ritorneranno da lì a breve gli eccessi, le droghe, le liti con altre band (memorabile la rivalità con i Guns n’ Roses che proprio in quegli anni si acuirà a tal punto di arrivare a vere e proprie minacce di morte) e quelle interne con l’abbandono di Vince Neil.

Forse meno Glam degli album precedenti, forse meno “cattivo” di Shout At The Devil, forse più orientato al filone Sleaze, Dr. Feelgood rappresenta comunque il punto massimo commerciale raggiunto dal quartetto losangelino.

Capolavoro senza tempo.






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