RINO GAETANO - Incidente o omicidio?

Aggiornamento: 19 giu 2021

Come molti sanno, da tempo circolano ipotesi complottiste sulla morte di Rino Gaetano. Secondo alcuni, l'incidente in via Carlo Fea a Roma del 2 giugno del 1981, in cui perse la vita il cantautore calabrese, sarebbe in realtà un omicidio di Stato. Indipendentemente dal credere o meno a queste affermazioni, vediamo quali sono gli indizi che poterebbero all'inquietante ipotesi secondo la quale Rino Gaetano sarebbe stato messo a tacere in quanto a conoscenza di segreti pericolosi per il potere costituito.

Il primo di questi indizi lo metto sul piatto come mia personale riflessione, non corroborata da alcun dato oggettivo se non l'analogia con altre vicende, guarda caso anch'esse legate alla Calabria e ai servizi segreti deviati (che verranno chiamati in causa spesso in questa storia). Non so se altri abbiano fatto questo tipo di associazione, ma il finto incidente stradale era una modalità di "omicidio occulto" molto utilizzata durante i cosiddetti Anni di Piombo per eliminare soggetti scomodi senza insospettire l'opinione pubblica e gli inquirenti. Viene subito in mente la morte dei famosi cinque anarchici di Reggio Calabria ai quali Carlo Lucarelli dedicò una puntata speciale di "Blu Notte - Misteri Italiani" prendendo spunto dal libro di Fabio Cuzzola "Cinque Anarchici del Sud". Pare che i ragazzi avessero scoperto alcune scottanti verità sulla strage al treno di Gioia Tauro, incluso il coinvolgimento di alcuni politici locali vicini a Valerio Junio Borghese, il generale golpista di estrema destra che nel dicembre del 1970 tentò un colpo di stato militare, fallito solo all'ultimo momento per motivi mai del tutto chiariti. I cinque anarchici avevano raccolto in un dossier molti documenti compromettenti ed erano partiti in macchina alla volta di Roma per consegnarlo ai loro referenti politici, quando, proprio alle porte della Capitale, vengono investiti da un camion, morendo tutti. Naturalmente il dossier non fu mai trovato, ma si scoprì che la società di trasporti cui apparteneva il camion era di proprietà, guarda caso, di uno dei tanti prestanome dello stesso Borghese. Le sbrigative indagini portarono all'archiviazione del caso come "fatalità", ma restano ancora molti dubbi che probabilmente non verranno mai fugati. E veniamo a Rino Gaetano. Si parte dai testi di alcune canzoni che alludono in maniera nemmeno troppo velata a vicende che in teoria dovevano restare secretate negli archivi dei Servizi. La prima, forse la più evidente, riguarda "Nuntereggae più", testo che sembra un divertissement nel quale Rino gioca con nomi e cognomi di personaggi di spicco della politica, dello sport, dello spettacolo. Solo che a un certo punto c'è un verso: "DC, DC, DC Cazzaniga...". Ebbene, associare la DC (Democrazia Cristiana) al nome di Cazzaniga non è affatto una faccenda così innocua. Vincenzo Cazzaniga era l'amministratore delegato della Esso Petroli e secondo una ricostruzione investigativa avvenuta molti anni dopo la morte di Rino Gaetano, era il principale finanziatore delle attività anticomuniste della DC per conto della CIA. Finanziatore occulto, naturalmente, protetto dai Servizi Segreti ufficiali, ma anche da alcune logge massoniche deviate come la P2 di Licio Gelli.



E a proposito di Gelli, entra in gioco anche il secondo brano in esame: "La zappa, il tridente, il rastrello". Tralasciando la simbologia degli arnesi da lavoro, la più utilizzata nel codice di comunicazione massonico, il verso in questione è il seguente:

La zappa il tridente il rastrello la forca

L'aratro il falcetto il crivello la vanga

E la terra che spesso t'infanga

Una mansarda in via Condotti


Ebbene, anche in questo caso a molti anni di distanza dalla morte di Rino, Licio Gelli confesserà agli inquirenti che la sede segreta della P2 si trovava all'ultimo piano (una mansarda) di un palazzotto in via Condotti, a Roma.


La cosa inizia a diventare suggestiva, almeno quanto lo è il verso di "Mio fratello è figlio unico" in cui Rino cita la "seconda classe sul rapido Taranto-Ancona". Perché tra le tante tratte ferroviarie possibili cita proprio la Taranto-Ancona? Una questione metrica? Forse. Ma secondo i sostenitori del complotto la ragione è molto più inquietante: gli agenti dei servizi deviati utilizzavano proprio quella tratta per simulare attentati ai treni che servivano a distrarre le forze dell'ordine dai veri attentati che in realtà si stavano per compiere altrove. Per mettere in atto i depistaggi, gli agenti in borghese si collocavano in seconda classe per non dare nell'occhio mescolandosi a molte più persone di quante non ce ne fossero in prima classe, collocavano ordigni fasulli, poi davano l'allarme scatenando il panico mentre altri "incaricati" innescavano altrove le vere bombe. La tratta Taranto-Ancona sarebbe stata scelta proprio perché lontana dal vero teatro degli attentati e quindi avrebbe fatto perdere molto più tempo alle forze dell'ordine che si spostavano in massa quando venivano lanciati allarmi di tipo terroristico.


A questo punto la domanda nasce spontanea: se tutto ciò non fosse soltanto una coincidenza, come avrebbe avuto queste informazioni Rino Gaetano? Come poteva un semplice cantautore essere a conoscenza di segreti di stato di tale portata? E qui entra in gioco il suo migliore amico, Enrico Carnevali, guarda caso impiegato all'Ambasciata Americana di Roma. Carnevali era un militante comunista che però aveva un padre ingombrante, esponente di spicco dei servizi segreti deviati, informatore della CIA, molto vicino ad ambienti massonici e alla P2. L'ipotesi è che fosse proprio lui, magari sotto i fumi dell'alcol o dell'hashish, a raccontare a Rino fatti scottanti carpiti di nascosto dalle conversazioni segrete del padre, da documenti rubati nottetempo dai suoi cassetti a doppio fondo e chissà cos'altro. Racconti che ispiravano Rino e finivano in modo criptico nei versi delle sue canzoni. Parole che però non passavano inosservate nelle "stanze dei bottoni", al punto che Rino Gaetano fu messo sotto osservazione militare per un lungo periodo (stessa sorte capitata più o meno nello stesso periodo all'anarchico Fabrizio De André). A concludere la carrellata di fatti che porterebbero all'ipotesi dell'omicidio ci sono altre due inquietanti coincidenze: anche Enrico Carnevali, il miglior amico di Rino Gaetano figlio dell'agente dei Servizi , morirà in un incidente stradale con dinamiche simili a quelle del cantautore crotonese. Ma soprattutto il fatto che Rino Gaetano non morì subito dopo l'impatto con il camion all'incrocio con via Nomentana, ma molte ore dopo essere stato sballottato da un ospedale all'altro senza alcun intervento medico che forse avrebbe potuto salvarlo. Il suo corpo gravemente ferito fu rifiutato da ben due nosocomi con varie scuse, inclusa la mancanza di un posto libero in corsia, cosa alquanto strana quando si tratta di questioni di vita o di morte. Ma d'altra parte c'era anche questo nelle sue canzoni. "La ballata di Renzo", in particolare, scritta dieci anni prima di quella tragica notte, in cui Rino descrive in modo minuzioso le circostanze della sua morte:


Quel giorno Renzo uscì,

Andò lungo quella strada

Quando un auto veloce lo investì

Quell'uomo lo aiutò e Renzo allora partì

Per un ospedale che lo curasse [...]

Quando Renzo morì io ero al bar La strada molto lunga

S'andò al san Camillo

E lì non lo vollero per l'orario.

La strada tutta scura

S'andò al san Giovanni

E li non lo accettarono per lo sciopero Ma questo non ha a che fare con nessun complotto, semmai con la premonizione.

Che sia successo anche per i versi incriminati? Che sia stata semplicemente un'intuizione, un'illuminazione a portare inconfessabili segreti di stato dentro le canzoni di Rino? Probabilmente non lo sapremo mai.

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