NUOVO CINEMA PARADISO - La grandissima bellezza

Nel giorno del compleanno di Giuseppe Tornatore si potrebbero ricordare molti suoi film, ma è impossibile non soffermarsi su NUOVO CINEMA PARADISO, probabilmente il suo capolavoro, certamente quello che più ci ha dato soddisfazioni avendo vinto il Premio Oscar come miglior film straniero nel 1990, oltre a un'altra abbondante dozzina di premi (tra i quali il Golden Globe, il BAFTA e il Grand Prix della Giuria a Cannes). Nuovo Cinema Paradiso è più di un film, è un vero e proprio omaggio al Cinema con evidenti note autobiografiche e un palpabile amore verso la settima arte. A farne un capolavoro contribuiscono diversi ingredienti: innanzitutto il cast, con un sontuoso Philippe Noiret che giganteggia per almeno due terzi della sceneggiatura, ma con comprimari di altissimo livello come Leopoldo Trieste ed Enzo Cannavale, Leo Gullotta e Pupella Maggio, oltre a un perfetto Totò Cascio, bambino dalla faccia da canaglia innamorato del cinema, in tutta evidenza alter ego dei ricordi d'infanzia dello stesso Tornatore. Ma Nuovo Cinema Paradiso è anche musica, con una delle più emozionanti colonne sonore mai scritte dal Maestro Ennio Morricone, inspiegabilmente anche questa volta ignorato dall'Academy, come era stato per i capolavori composti per Sergio Leone e per il bellissimo "Mission". Arriverà in seguito un Oscar alla carriera che sa tanto di "riparatore" e subito dopo il premio per una colonna sonora tutto sommato marginale rispetto ai suoi standard (il film era "The Hateful Eight" di Quentin Tarantino). La trama è un pretesto. Né troppo scontato, né debole, ma pur sempre un pretesto per raccontare la formazione di un cineasta, dagli esordi come operatore di sala fino all'affermazione come regista di fama internazionale. In mezzo, quasi un secolo di immagini straordinarie, di film leggendari, di scene memorabili, tutte guardate dal gabbiotto di Alfredo, l'anziano operatore, e del suo piccolo "aiutante" Totò. Tra le pieghe una nemmeno troppo velata denuncia del degrado sociale del Sud Italia dal dopoguerra in poi, della necessità di emigrare per trovare il proprio posto nel mondo, delle condizioni precarie dei lavoratori, metaforicamente racchiuse nell'episodio dell'incendio del vecchio cinema che costò la perdita della vista al povero Alfredo. Si potrebbe parlare di film "corale" se non fosse per la magistrale interpretazione di Noiret che lascia tutti in subordine, tranne il vero protagonista, il Cinema, che fotogramma per fotogramma si manifesta in tutta la sua magnificenza fino alla scena finale, omaggio nell'omaggio, tra le più emozionanti della storia del cinema.


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