5 maggio 2021 - NICK KAMEN

5 maggio 2021, le camerette delle teen-ager di quegli anni controversi che furono gli '80, diventano improvvisamente buie. I poster erano sbiaditi da tempo, quelli di Luis Miguel, piegato da un lato, con una lingua di carta patinata sfuggita allo scotch che quasi copre del tutto il marchio di "TV Sorrisi e Canzoni". Quello di Simon Le Bon, staccato dalle pagine di "Cioè" e riattaccato sul muro alla bell'e meglio. E quello, immancabile, di Nick Kamen, modello prestato alla musica per il vezzo da talent scout di Madonna, che a causa sua ha avuto non poche grane con l'allora marito, il gelosissimo Sean Penn. Però Nick Kamen è l'unico tra quei poster a essere rimasto intatto. Indipendentemente dall'aver scelto quello con i suoi muscoli in evidenza nella lavanderia anni '50 dello spot Levi's. Una pubblicità che lo ha reso celebre in tutto il mondo, complice la meravigliosa "I heard it through the grapevine" di Marvin Gaye. Oppure quello in posa da elegante crooner mentre canta la sua hit "Each time you break my heart", proprio il brano scritto per lui da miss Ciccone. Perché Nick Kamen aveva lasciato le scene trent'anni fa, nel pieno della sua avvenenza generosamente donatagli da madre natura, senza mai più farvi ritorno. E questa cosa è molto più dignitosa di quanto non lo siano stati la maggior parte dei suoi colleghi, quasi tutti rintracciabili in qualche reality di vecchie glorie bollite, o in comparsate tv imbarazzanti, nella speranza di rinverdire per un quarto d'ora gli antichi fasti. Nick Kamen no. Ha capito che il suo tempo era finito, che gli anni '90 non lasciavano spazio al suo bel faccino prestato a canzoncine orecchiabili, che ci voleva quel qualcosa in più che lui non aveva. Toccava a Kurt Cobain prendere il suo posto sul muro delle camerette, un ribelle anticonformista, tormentato, corrosivo, poetico, maledetto. Come quegli anni, in cui la musica non era l'unica cosa grunge in circolazione. Nick Kamen stava al grunge come Boy George all'heavy metal... in quel mondo che non gli apparteneva, lui non andava più di moda. E così ha fatto l'unica cosa che doveva fare: si è messo da parte. Ma in questo modo, involontariamente, ha mantenuto intatto il suo mito. Risparmiandoci i talent show per pensionati illustri e le isole dei "unavoltafamosimaogginontisifilanessuno", ha preservato quell'immagine di sé ancora integra a dispetto degli anni che andavano accumulandosi, inesorabili. E tutti noi, sentendolo nominare, ritorniamo a quella lavanderia anni '50, con Marvin Gaye in sottofondo e questo ragazzone di rara bellezza che sfila i pantaloni in un modo che ancora oggi farebbe torcere le budella di qualunque femmina in ogni parte del globo. Non un attempato signore di quasi sessant'anni, da tempo in lotta con una malattia che verosimilmente ne aveva ancor di più stravolto le fattezza, ma quel gran figo di Nick Kamen, poco più che ventenne, appeso sul muro di ogni cameretta da teen ager degli anni '80. E per questo mi sento di ringraziarlo, oggi che se n'è andato, in silenzio, lo stesso silenzio che lo avvolgeva da trent'anni, mettendo fine a una sofferenza ormai insostenibile. Lo ringrazio per averci lasciato uno spiraglio di gioventù in un mondo che invecchia, e invecchia male. Lo ringrazio per averci risparmiato la cartina di tornasole del suo volto deturpato dagli anni e dalla malattia, inevitabilmente specchio del nostro stesso declino. Lo ringrazio per non averci costretto a contare i nostri anni guardandolo appassire. Lo ringrazio per averci lasciato le sue canzoncine orecchiabili senza farci per forza opprimere dal magone. E lo ringrazio perché nel momento di maggior ferocia degli anni '80, lui e il suo spot vintage ci hanno regalato un po' di atmosfera differente, quella inimitabile degli anni '50, quando tutto sembrava ancora possibile. In fondo, grazie a quello spot, grazie ai suoi videoclip in abito elegante, alla sua pettinatura rockabilly, alle sue movenze da crooner, Nick Kamen negli anni '80 non c'è mai stato, se non nei poster di tutte le camerette del mondo.

Buon viaggio Nick. Questa volta il cuore lo hai spezzato davvero. A un'intera generazione.


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