24 giugno - La storia d'amore più bella del Mondo del Rock...

Aggiornamento: 1 gen


In molti in passato mi hanno rivolto e ancora mi rivolgono questa semplice domanda: " Secondo te qual è la storia d'amore più bella del mondo del Rock....?" Prima di rispondere ci ho pensato tanto, ho letto centinaia di biografie, ma alla fine a questa "semplice" domanda oggi riuscirò dare una risposta che sembrerà ai più tutt'altro che Rock, vista la semplicità e la naturalezza di questa bellissima storia d’amore, ma che, invece, è rock per il forte sentimento e per la durata, fino alla morte di entrambi nel 2003 a distanza di pochi mesi l’uno dall’altra, e ancora avanti oltre la morte... infatti, nel Hendersonville Memory Gardens, cimitero di Hendersonville, nel Tennessee, ci sono due lapidi, una accanto all’altra con dietro un piccolo monumento con le scritte “I walk the line” e “Wildwood flower”, le loro canzoni preferite che resteranno scolpite nel marmo per l’eternità.

Ebbene si, ormai penso che abbiate capito, la storia d’amore secondo me più rock del mondo del rock è quella vissuta dalla cantante e compositrice country June Carter e dalla rock star Johnny Cash….Tutto comincia da piccoli, da adolescenti, Johnny vede June per la prima volta sul finire degli anni 40’ quando si trova per caso a Nashville durante la gita scolastica dell’ultimo anno del liceo. Al Grand Ole Opry, storico show radiofonico, Johnny ha la fortuna di ascoltare dal vivo la Carter Family, sul palco è presente anche June, una ragazzina che si esibisce con le sorelle e la madre Maybelle. Johnny resta ipnotizzato da lei e promette a se stesso che un giorno, se dovesse incontrarla di nuovo, le parlerà. Promessa mantenuta nel 1961, nello stesso luogo. Johnny si presenta nel backstage del Grand Ole Opry per incontrare June. Ormai è anche lui un musicista e cantante affermato, e porta con sé la fama e le cicatrici indelebili della sua vita. Un fratello rimasto ucciso in un incidente sul lavoro, un rapporto conflittuale con il padre, la notorietà raggiunta grazie alla musica e il seguente crollo nel vortice dell’alcool, delle anfetamine e dei barbiturici. Quando rincontra June non si perde in preamboli e le annuncia perentoriamente: “Tu ed io ci sposeremo, un giorno”….La vita va avanti e le loro strade sembrerebbero separarsi, nel 1963 entrambi sono “felicemente” sposati, ma il destino li vuole ancora uniti, prima solo artisticamente, infatti, June aderisce al tour itinerante di Cash in giro per l’America. I due si esibiscono molte volte anche insieme, dando vita a duetti di rara intensità emotiva. Durante il tour June scrive una canzone, (Love’s) Ring of fire, e la fa registrare alla sorella Anita. Poi la fa ascoltare a Johnny, che le promette di inciderne una sua versione, se quella di Anita non dovesse raggiungere il meritato successo. La canzone viene snobbata dal pubblico, e Johnny compie la sua rivoluzione sul brano, divenuto semplicemente “Ring of fire”. La sua interpretazione raggiunge le vette delle classifiche nel 1963.

Tra i due l’alchimia è assoluta, e ben presto oltrepassa le barriere dell’arte, per raggiungere un’intimità che sarebbe preclusa a due persone sposate. Subito dopo questo momento la vita familiare di entrambi diventa complicata e insofferente, Johnny non potendo incontrare June si sfoga con atteggiamenti autodistruttivi, abbandonandosi alla droga e all’alcool, ma anche June deve fare i conti con la vita di Johnny, e con i suoi demoni, anni dopo dichiarerà:” Mi sentivo come se fossi caduta in un pozzo infuocato, e stavo letteralmente bruciando viva…” . Nel 1965 Johnny brucia, materialmente e accidentalmente 283 ettari di parco in California per un incendio propagato dal suo camper e se la cava con una multa salata. Ma il carcere, in questa spirale di autolesionismo, non tarda ad arrivare. Il caso vuole che passi addirittura qualche notte al fresco, quando viene arrestato per ubriachezza molesta o quando, sempre nel 1965, viene beccato dalla squadra narcotici di El Paso con anfetamine e sedativi nel fodero della chitarra. Il matrimonio con la moglie Vivian è ormai al capolinea: lei lo accusa di crudeltà mentale e ottiene il divorzio. Subito dopo, anche June si separa dal marito, ma tentenna di fronte alla possibilità di unirsi a Johnny: la sua vita dissoluta le fa paura, ma prova in ogni modo salvarlo dai suoi fantasmi, a costo di renderli anche suoi e decide infine di correre il rischio di bruciarsi, insieme all’uomo che ama. Nel 1968 Johnny tocca il fondo rischiando il suicidio dopo un overdose, ma qui inizia il momento della sua rinascita sia spirituale che sentimentale. Prova a convincere June dei suoi nuovi buoni propositi, definendosi un uomo nuovo, pulito, pronto a seguire quella retta via tanto cara alle tradizioni della famiglia Carter. Le chiede di sposarlo; non una, ma tantissime volte. Lei però tentenna, non riesce a tollerare lo stile di vita di Johnny e inizialmente non crede alle sue promesse. Non è disposta a unirsi, pur amandolo, a un uomo del genere. Ogni volta rifiuta. Dopo tutti quei no Johnny si sente smarrito. June gli comunica che gli rivolgerà la parola soltanto sul palco. A London, in Canada, i due si esibiscono intonando la canzone Jackson, quando ad un tratto lui si ferma. Il pubblico non comprende il motivo di quella pausa, la musica si interrompe e June rimane sul palco disorientata, senza capire che cosa stia accadendo. In quel momento Johnny le chiede nuovamente di sposarlo, davanti a tutti. D’altronde sono su un palco, quindi lei può rivolgergli la parola. E finalmente June dice di sì. Da quel momento comincia una felice quotidianità durata 35 anni senza mai separarsi. Johnny finalmente è felice lontano dalle droghe e sforna successi planetari dando vita anche ai concerti più iconici del Novecento nelle prigioni. I suoi celebri album Johnny Cash at Folsom Prison e Johnny Cash at San Quentin dove si evince in tutta sincerità la travagliata storia dell’artista.

Negli anni 80’ ricominciano i problemi fisici per Johnny dovuti questa volta a un fisico che ne ha passate troppe, si ammala di diabete con problemi cardiaci, peritonite, polmonite. Il suo fisico sta cedendo, e June se ne accorge. Lei è costretta a destreggiarsi tra la florida carriera di cantante con alcune apparizioni sul grande e sul piccolo schermo e l’accudimento di un uomo che sta toccando il fondo. Eppure sente che lui resisterà e che non sarà il primo ad andarsene. Nel profetico album “Press on”, canta: “Se sarò davvero io la prima ad andar via, e, chissà come, mi sento che sarà così, quando sarà il tuo turno non sentirti perso perché sarò io la prima persona che vedrai. Così, senza aprire gli occhi, aspetterò su quella spiaggia finchè non arriverai tu, e allora vedremo il paradiso”.

Johnny ormai si regge soltanto sull’amore per June. “Non voglio fare nessun viaggio se lei non può venire con me”, dichiara, e in una celebre lettera indirizzata alla moglie la definisce “la prima ragione della mia esistenza”. Negli anni Novanta, torna, inaspettatamente, per Johnny il successo planetario con la cover di “Hurt” dei Nine Inch Nails, una disarmante testimonianza del dolore umano.

Sono gli ultimi anni, quelli dell’affanno e del massimo decadimento fisico. Johnny e June, come per gran parte della loro vita, li trascorrono insieme, sostenendosi a vicenda.

L’ultimo riconoscimento per June arriva nel 1999 con il Grammy proprio per l’album Press on. L’ultimo disco, Wildwood flower, June lo registra poco prima di una delicata operazione a una valvola cardiaca. Le complicazioni di questa operazione le sono purtroppo fatali e muore nel maggio del 2003. In quel momento finisce anche la vita di Johnny. Lui lo sa già quando si presenta per l’ultima esibizione in pubblico, al Carter Family Fold in Virginia. Fa commuovere la platea con una frase, la più cruda e sincera di tutte: “Il dolore è così forte che non c’è modo di descriverlo”. E a quel dolore non riesce a sopravvivere. Muore pochi mesi dopo, nel settembre del 2003. June Carter e Johnny Cash, secondo me, hanno incarnato la storia d’amore più bella del mondo del Rock, perché il loro amore viscerale era reale vissuto tra le luci della ribalta e i lati più oscuri delle debolezze umane. Fuori e dentro le loro canzoni c’era il loro amore e la loro vita, e l’hanno attraversata tenendosi per mano, ferendosi, sanguinando e salvandosi a vicenda ogni giorno, fino all’ultimo.

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