Zoff para sulla linea e Locasciulli ti spiega gli occhi àncora dell'anima. Benvenuti nel 1982...


…che poi è facile legare il 1982, l’anno dei Mondiali, a Franco Battiato e al suo “Centro di gravità permanente” o a “Un’estate al mare” di Giuni Russo (e ancora il Maestro); ancora più facile ricordare la Kool and the Gang di “Get down on it” o la spettacolare accoppiata McArtney/Wonder con “Ebony and ivory”. E’ facile e bello. Bellissimo.

Ma oltre le assonanze, al di là delle sfere sensoriali che attivano un ricordo specifico coniugandolo con un’altra sfera, la più sollecitata, quella della musica più battuta, più ascoltata…oltre tutto ciò, dicevo, un album del 1982 più di ogni altro sposa, si sovrappone, aderisce perfettamente a quella favola degli azzurri sul tetto del mondo nella notte di Madrid.

E negli occhi, in fondo agli occhi di qualcuno ognuno di noi lascia l’ancora della propria anima per sempre, un abisso dal quale è impossibile scappare, c’è la soluzione, la chiave, come promette “Gli occhi”, la traccia numero 3 del lato A dell’album “Intorno a trent’anni” di Mimmo Locasciulli.


“Occhi che corrono più di un aeroplano Occhi che atterreranno sulla tua mano Sciogli la corda che ti stringe forte il cuore E senza far rumore scappa via con me”



E’ un album che non urla, che non si sbatte in faccia; è un album che accarezza l’anima, che ti culla tra disincanto della (e dalla) vita e prospettiva (comunque, nonostante, fate voi…) della stessa.



Mimmo Locasciulli ha 32 anni, “intorno a 30 anni”, per l’appunto, anno più anno meno. Non molto diverso da Oriali, Graziani, Scirea, Gentile, Tardelli, Marini, Antognoni. Esattamente come Causio.

E questa generazione di trentenni, forse inconsapevolmente, in quegli anni prese di peso la propria vita ed indicò una via al Paese. La indicò senza farlo, solo attraverso l’esempio.

Ma c’è urgenza di farlo, sempre, perché, passo dopo passo, il tempo ci ruba i dettagli, sbiadisce i contorni e ti accorgi che scivola via, come la carriera, veloce ed effimera di un calciatore. E il tempo ti cambia, ci allontana, come Locasciulli descrive con struggente eppure lucidissima malinconia in “Due ore”


“E adesso siamo stranieri Più lontani di ieri Ci siamo trovati cambiati Ci siamo svegliati invecchiati E i giorni ci scappano avanti”

E però la cifra di semplicità che prorompe, deborda dall’album di Locasciulli si coniuga come meglio non sarebbe stato possibile a quella degli azzurri di Bearzot.

L’impenitenza e i limiti umani portati all’estremo in “Buoni propositi”, manifesto della debolezza umana ma anche della fiducia, chè – in fondo – c’è sempre un domani per emendarsi, per trovare il coraggio di fare il passo che ti porta in Paradiso, di dare una svolta alla storia di

ciascuno, come gli azzurri fecero – misteriosamente all’improvviso – contro Argentina e Brasile sono quelli di tutti noi, in fondo.


E la svolta di solito arriva quando la paura di non farcela è all’apice, quando il destino pare ormai scritto; una paura che nel 1982 tutta Italia vive, ormai da oltre un decennio.

La dolcezza di “Cala la luna” restituisce all’ascolto la stessa paura di restar soli che in quegli anni tutti gli italiani avevano:

“E lasciami salire Lasciami immaginare Se mi asciughi le lacrime Io dopo mi sento Meno solo di te


La medesima solitudine nella quale gli azzurri piombano nella chiusura del silenzio stampa e nel ritiro blindato in Spagna, soli contro tutti…

…che io mica ho dimenticato che prima di essere eroi loro erano semplicemente il bersaglio di frustrazioni infinite di un Paese che aspettava una svolta, qualcosa…

E la svolta, quella che, di fatto, fece mettere in moto gli anni ’80, arrivava in quel 1982 grazie a un signore silenzioso, a uno che vedeva oltre:


Enzo Bearzot, quello “zingaro” che mise tutti, ciascuno dei 56 milioni di italiani dell’epoca, allo specchio, di fronte a sé stessi e che, contemporaneamente, vide, osò, tentò, passò “dove nessuno ti lascia tentare, dove nessuno ti lascia passare”


"Evviva lo zingaro che può vedere Dove nessuno ti lascia guardare Quello che nessuno può immaginare Evviva lo zingaro che ci racconta Che ci guarda allo specchio che ci confronta Che parla piano ma sa tutto di noi Evviva lo zingaro che può arrivare Dove nessuno ti lascia tentare Dove nessuno ti lascia passare"


…che lui, Mimmo Locasciulli, mica lo sa che ha dipinto il Paese che svolta, che ha vestito la favola

azzurra che si declinava pian piano in una vita nuova per l’Italia.

O forse lo sa, ma – discreto come sempre, delicato come i suoi capolavori – ne ha sorriso sornione e triste.

Un po' come Zoff che diventa lampo nella notte serena quando al minuto 90 di Italia-Brasile blocca sulla riga il colpo di testa di Oscar e poi, anche a distanza di anni, con lo stesso sorriso malinconico di Locasciulli, dice “Si, è stata una bella parata” e niente più…

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