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CARTOLINE ROCK TALES - Versione scritta

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"Lettera di un orchestrale" di Francesco Villari

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Buongiorno, mi chiamo Percy Taylor e nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912 sono morto.

Ricordo poco dei momenti di panico dopo quel boato assordante, solo la sensazione di trovarmi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Dio solo sa quanto avevo benedetto quell'ingaggio! Erano mesi che non mangiavo un pasto decente... dalle mie parti nei sobborghi di Londra facevo veramente la fame. Forse è per questo che Claire, mia moglie, mi aveva lasciato. Non ne poteva più di me, del fatto di aver sposato un musicista spiantato che non riusciva a portare a casa un penny per la cena. Aveva ragione, come potevo biasimarla? Quando se ne andò sbattendo la porta di casa pensavo che sarebbe tornata presto. Invece per giorni la cercai invano, finché qualcuno mi disse che aveva trovato lavoro. E però lo capii da come sogghignava il genere di lavoro cui alludeva. Mi si spezzò il cuore. Possibile che Claire, la mia Claire, aveva accettato di fare la puttana? Quanto doveva essere disperata! Sì, solo a questo pensai, a quanto fosse disperata. E a quanto lo fossi anche io. Ma poi mi dissi che non era possibile, che quel tizio mi aveva preso in giro, Claire non era proprio il tipo di donna capace di fare questo. Così andai al bordello di Enfield convinto di non trovarla. Invece era proprio lì. Quando mi urlò "Che sei venuto a fare? Non ti puoi permettere una puttana!", capii che era davvero finita. Non so quanti giorni vagai per la città come uno spettro. Volevo ubriacarmi ma non avevo un soldo in tasca. Attraversai il London Bridge e guardai sotto, sì, avevo deciso di farla finita, un tuffo giù e addio a tutto, addio ai debiti, addio alla fame, addio al dolore. Stavo quasi per scavalcare la balaustra quando sentii la voce dello strillone: "Accorrete, l'orchestra del Titanic cerca proprio voi!". L'orchestra del Titanic? Forse avevano aperto un nuovo locale e cercavano musicisti. Non potevo perdere l'occasione! Lo strillone, probabilmente impietosito dal mio aspetto, mi fece occhieggiare gratis l'indirizzo dell'audizione e così mi ci precipitai. Ma era troppo tardi. L'orchestra era già al completo. Me lo disse Wallace, un violinista che conoscevo e che era il direttore della RMS, il capo delle audizioni insomma. Gli dissi "Wal... sono disperato!" e lui rispose che erano tutti disperati i musicisti di Londra che non suonavano in un'orchestra fissa. Non ci fu nulla da fare, però mosso a pietà, mi regalò qualche scellino.

Al pub mi sedetti nell'unico posto libero, accanto a un uomo già parecchio ubriaco, e ordinai da bere. L'uomo mi guardò di sbieco, poi ridacchiando mi disse "Sei un musicista, vero? Si vede dalla faccia!". Annuii solo per cortesia, non avevo voglia di chiacchiere. "Piacere amico, mi chiamo Fred Clarke e suono il violoncello", ribatté l'uomo sbottando in una risata cavernosa. Non risposi e lui continuò "Mi hanno appena preso sulla nave".

"Quale nave?" chiesi senza curiosità.
"Quella nuova, il Titanic, dopodomani partiamo per New York." rispose.

Quindi il Titanic era una nave, non un locale. Scolai di un fiato il mio scotch e ne ordinai un altro. Per qualche motivo gli dissi che anche io volevo entrare in quell'orchestra, ma ero arrivato troppo tardi.
"Qual è il tuo strumento?" mi chiese.

"Il contrabbasso".

"Uhm... ti do una dritta se mi offri un giro".

Mi erano rimasti tre scellini, decisi di investirli così.

"C'è Art Gramm che non vede una donna da mesi, è appena uscito di galera e non ha un soldo in tasca. Hanno preso anche lui ma la paga non arriverà prima delle prossime due settimane. Però lui a quel punto sarà già a bordo. È un contrabbassista. Procuragli una donna in cambio del suo ingaggio e vedrai che te lo cederà. Alla salute!".

Mentre guardo il fuggi fuggi generale penso ancora alle ultime parole di Claire: "Lo faccio solo per non vedere più il tuo brutto muso in giro, mi hai rovinato la vita, maledetto". E penso alla faccia di Art che sbava davanti alla sua scollatura mentre mi consegna il biglietto della nave.

La voce di Wallace mi riporta alla tragedia che si sta consumando. Ci ha chiamati sul ponte, vuole che suoniamo. Che cazzo di senso ha? Stiamo colando a picco!

Invece adesso lo capisco. Mentre le scialuppe traggono in salvo i signori della prima classe, mentre i poveracci delle stive stanno facendo la fine dei topi, io capisco perché stiamo suonando. Il nostro destino è sempre stato questo, accompagnare la vita ai matrimoni, ai battesimi, alle feste. E accompagnare la morte ai funerali. Adesso, in questa notte gelida, noi stiamo accompagnando entrambi, chi si salverà e chi non ce la farà. Siamo noi a salutare questa maledetta nave, l'equipaggio, i passeggeri... saremo l'ultimo ricordo dei morti e il primo dei sopravvissuti. Stiamo per diventare noi stessi musica, mentre l'acqua sale e adesso la sento arrivare velocemente alle gambe, poi al petto e alla gola. E io continuo a suonare anche adesso che nessuno può sentirmi più. Anche adesso che il mio corpo galleggia senza vita. Sono morto abbracciando il mio contrabbasso, l'unico che non mi ha mai abbandonato.
Per questo ho suonato fino al momento in cui ho smesso di respirare. È così che deve morire un musicista.

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