17.12.2021-Letteratura e musica "nel territorio del diavolo": Flannery O'Connor e i "primi" REM

Una terra che possiede delle radici, possiede anche miti, leggende, storie e canzoni che creano l’immaginario di una comunità e, conseguentemente, degli individui che ne fanno parte.

Il Sud degli Stati Uniti, ventre dell’America profonda, è una di queste terre.

Alcuni scrittori hanno narrato il ‘900 partendo da questi luoghi, avendo come file rouge la visione della natura in quanto luogo ostile e impenetrabile, che non si sottomette all’uomo e che rappresenta sia una minaccia che una possibilità di libertà.

Da questo sfondo, emergono come bassorilievi, storie oscure e potenti, dove l’elemento centrale è il mistero.

Flannery O’Connor è la scrittrice del mistero per eccellenza; la sua letteratura produce una “visione” che è in grado di trascendere i “limiti ristretti” della superficie della vita ordinaria, per orientarsi verso una dimensione ulteriore, metafisica.

Le sue storie possono concludersi con la salvezza oppure sfociare nella tragedia.

Flannery O’Connor è stata dunque una donna e una scrittrice che si è inoltrata nel “territorio del diavolo”, come recita il titolo della sua più famosa raccolta di saggi.

Cattolica ortodossa, era originaria di Savannah in Georgia; da piccola divenne una star locale, per essere riuscita a far camminare un pollo all’indietro.

Nasce il 25 Marzo 1925 e muore il 3 Agosto 1964. Trentanove anni di vita.

Una vita appartata divisa tra fede e impegni letterari.

In gioventù viene colpita da una terribile malattia autoimmune, che la condurrà verso una morte inevitabile.

Quanto la sua esistenza fu dimessa, tanto i suoi libri furono “violenti e ribollenti” (Fernanda Pivano, Introduzione a “La saggezza nel sangue”).

Nel 1950, anno in cui le fu diagnosticato il lupus, cominciò a scrivere in ospedale “Wise blood”, “La saggezza nel sangue” e lo corresse ad Andalusia, una tenuta vicino alla sua casa natale, dove visse poi per quattordici anni.

Dopo “Wise blood” pubblicò la sua prima raccolta di racconti: “Un brav’uomo è difficile da trovare” e nel 1960 il suo capolavoro: “Il cielo è dei violenti”.

Nel 1965, uscì postuma la sua seconda raccolta di racconti “Everything that rises must converge”.

“Wise blood”, letteralmente “sangue saggio”, venne accolto come una grande promessa ed è, secondo le parole dell’autrice, un “romanzo comico che tratta di un cristiano suo malgrado e in quanto tale serissimo, perché tutti i romanzi comici d’un qualche valore, debbono trattare questioni di vita o di morte”.

“Il cielo è dei violenti” che prende il suo titolo da un versetto del Vangelo secondo Matteo, è imperniato sul tema della libertà.

È un romanzo colmo di elementi simbolici; descrive il momento in cui un adolescente scopre di dover scegliere la direzione e il senso della propria vita, nel contesto di un ambiente contraddittorio e violento.

La scelta sarà compiuta e il prezzo pagato sarà altissimo.

Si diceva che il protagonista della letteratura della O’Connor è il mistero.

I suoi personaggi di fronte a questo fatto imponderabile e alla grazia che ne scaturisce, reagiscono, in prima battuta, con un rifiuto, per poi successivamente, cedere e abbandonarsi alla sua dinamica, che invece di “soggiogare e ridurre all’impotenza, è fonte di dolore, consapevolezza e vita” (Marisa Caramella, Introduzione a “Tutti i racconti”).

La radice “del Sud” si esprime, nell’eccentrica scrittrice americana, attraverso la commistione di comicità ed orrore che spezza la credenza nel mondo convenzionale. La tecnica narrativa adottata è quella dello shock e della violenza.

Caos e sofferenza sono mezzi attraverso i quali i personaggi transitano da una visione gretta e superficiale della realtà e arrivano al mistero, all’interno del quale l’uomo vive e muore.

Come ben si capisce, la spiritualità della O’Connor ha molto più a che fare con la visione del mondo di un Dostoevskij piuttosto che di una Santa Gemma Galgani.

Le storie della scrittrice di Savannah hanno contribuito a strutturare “quell’immaginario Southern gotic con cui sono cresciuti alcuni dei migliori cantautori del sud” (Liborio Conca, Rock lit), tra cui si possono annovare Micheal Stipe e i suoi REM.

Prima degli anni del successo planetario, all’inizio della loro carriera, i REM venivano considerati come una classica band del Sud.

Il primo album Murmur, del 1983 e soprattutto il terzo, Fables of the reconstruction, del 1985, portano al loro interno le tracce di queste radici.

Se i un’intervista Peter Buck, il chitarrista, affermava che in Murmur c’era una sensibilità tutta meridionale “molto Flannery O’Connor” e che in un determinato momento, il gruppo avrebbe voluto intitolare l’album come uno dei suoi racconti; dall’altro Stipe diceva di essersi ispirato nella composizione dei brani di Fables of the reconstructionall’idea degli anziani seduti intorno al fuoco, che tramandano favole e leggende ai nipotini”.

Il gruppo stava cercando le proprie origini, “…qualcosa di sepolto da riportare alla luce. Il passato anche nella sua dimensione occulta e sotterranea incombe sul presente…..e contribuisce a ricostruirlo rendendolo magico e sorprendente” (Conca, op.cit.).

In Fables of the reconstruction si parla dei grandi paesaggi rurali, di strani predicatori (Old man Kensey) di personaggi al confine tra normalità e pazzia, mentre Athens, città natale dei REM, fa da sfondo.

La bellissima Driver 8, racconta della Southern Crescent, la linea ferroviaria che attraversa la Georgia e riflette sulla fatica del lavoro che scandisce le giornate.


Questo è inoltre l’album di Maps and legends, l’album del mito e della memoria.


In Lifes rich pageant, album intermedio tra la vecchia e la nuova fase, resta ancora qualcosa delle atmosfere della provincia americana, ma da lì in poi, queste radici scompariranno e i REM da tipica band del Sud degli Stati Uniti, si trasformerà in un gruppo rock globale. E arriverà il successo mondiale.

Mentre preparavo questo articolo mi sono sorpreso a domandarmi perché avessi scelto questi autori e questo argomento.

In conclusione, la risposta che mi sono dato è stata che la potenza della natura, le proprie radici, il mistero, il senso della violenza, la redenzione e il senso dell’esistenza, sono i grandi temi che ho cercato nella letteratura e nella musica affinché rispondessero alle questioni che la vita mi poneva davanti agli occhi.

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